Storia dei “CURSILLOS” di cristianità

Dagli scritti di Giovanni Genovese

a cura di Galliano Di Giampaolo , Cursillista

Nel proporre questo testo faccio mia la frase con cui Eduardo Bonnin inizia il suo libro “Storia di un Carisma” , nella speranza che lo studio del passato ci consenta di rimanere in futuro fedeli alle nostre radici. (Giovanni Genovese)

Non per desiderio di protagonismo, ma solo per fare un servizio alla verità e chiarire concetti e fatti, abbiamo creduto conveniente porre all’attenzione delle persone interessate al Movimento dei Cursillos di Cristianità ciò che è successo agli inizi e rendere più esplicito quanto da allora, sempre per grazie di Dio, si è venuto raggiungendo, cercando di essere fedeli alla intenzione con la quale furono pensati, realizzati, strutturati e accettati (Eduardo Bonnin)

CAPITOLO 1
Mentre l’aereo puntava deciso verso il cielo e vedevo la terra allontanarsi rapidamente, chiudendo gli occhi ripensavo a quei giorni trascorsi nell’isola di Mallorca. Cosa sarebbe rimasto, nella mente e nel cuore, di quei giorni? Il futuro cosa riservava a quest’opera dello Spirito Santo che sono i Cursillos di Cristianità?
Insieme a numerosi cursillisti provenienti da tutto il mondo, ero andato in quel meraviglioso angolo del Mediterraneo con lo spirito del pellegrino che vuole abbeverarsi alle fonti della propria storia, a vedere e toccare con mani i luoghi e gli ambienti in cui sono nati i Cursillos di Cristianità.
Nei giorni precedenti, trascorsi a Madrid, avevo provato una profonda amarezza nel constatare quanto la società spagnola si fosse allontanata dalle proprie radici cristiane. Avevo incontrato indifferenza ed avversione per tutto quanto riguardasse la Fede e la Chiesa.
A Mallorca mi era venuta incontro l’amicizia, aveva il volto di una sorella cursillista incaricata di prelevarmi all’aereoporto: un volto splendente, un modo di guidare “folle” ed un entusiasmo contagioso….
Sono stato fortunato, il Signore mi ha fatto conoscere, dodici anni fa, i Cursillos ed ho potuto ascoltare dalla viva voce di Eduardo particolari, a volta inediti, sulla nascita e lo sviluppo del Movimento; ho potuto ascoltare il suo pensiero, a volte drastico, sulle molteplici forme che il Cursillo ha assunto in questi anni nelle varie parti del mondo.
Non posso però ignorare le polemiche che da anni esistono sulle origini dei Cursillos, polemiche che hanno trovato terreno fertile soprattutto in Spagna e che tendono a sminuire l’importanza del ruolo di Eduardo a favore di un’ipotesi di paternità collettiva con forte influenza della gerarchia ecclesiastica. In questi anni Eduardo non ha fatto nulla per porsi al centro dell’attenzione o fregiarsi di “medaglie” di alcun genere… l’umiltà e la discrezione lo hanno sempre contrad-distinto e la sua figura, a differenza di tanti altri fondatori, non è mai stata un condizionamento all’azione del Movimento.
Da queste considerazioni e dalle sollecitazioni di tanti fratelli, è nata l’idea di proporre all’attenzione dei cursillisti italiani un documento che, sulla base di notizie storiche, testi e testimonianze dirette, tracci un ritratto dei Cursillos de Cristiandad. Ho attinto dalla testimonianza di Eduardo, dai libri di Francisco Forteza ed Eduardo Suarez e dai miei ricordi di bambino cresciuto nella Spagna franchista.

Il contesto storico
Viva Franco! Arriba España! Con queste parole la Radio nazionale spagnola chiudeva ogni sera le sue trasmissioni. Erano gli anni ’40 ed ero bambino ma certi suoni, certe immagini e sensazioni ti accompagnano per tutta la vita… ascoltavo quelle frasi nel dormiveglia mentre mio padre iniziava il quotidiano tentativo serale di sintonizzarsi con gracchianti emittenti italiane…
La Spagna era da qualche anno uscita da una guerra civile catastrofica, nel corso della quale si erano verificate da ambo le parti violenze di un’incredibile efferatezza… a volte bastava la sola presenza di un Crocifisso in casa per portare un intera famiglia a fare “el paseillo”, una passeggiata che si concludeva con una fucilazione senza processo davanti ad un muro qualsiasi.
Ricordo di aver visto nei dintorni di Madrid una statua di Cristo crivellata di pallottole… avevano inscenato per-fino la fucilazione di Gesù! Migliaia di sacerdoti e religiose uccisi e torturati senza processo erano il prezzo pagato ad un anticlericalismo feroce.
Le zone “rosse”, dove la Chiesa aveva pagato il prezzo più alto, divennero nel dopoguerra il luogo della rivincita, il luogo dove il ricordo dei martiri della “crociata” alimentava desideri di riscossa e di richiami alla piazza per realizzare imponenti manifestazioni religiose.
Nelle altre zone, tenute fin dal pri-mo momento sotto il controllo franchista e dove non avevano subito persecuzioni, i cattolici avevano assunto un atteggiamento sommesso, forse nel ricordo di atteggiamenti vessatori avuti nei confronti dei repubblicani.
In tutta la Spagna però la classe media ed operaia, soprattutto delle aree urbane, provava un diffuso anti-clericalismo, identificando nella Chiesa e nei suoi ministri, il segno di un potere ancestrale, sentimento esaltato dall’appoggio incondizionato datole dal regime franchista.
In quei tempi i giovani cattolici aristocratici e di classe sociale elevata, che avevano studiato in collegi religiosi privati, collegati ad associazioni potenti come l’Opus Dei, erano chiamati ad occupare posti di rilevanza sociale; a loro volta, quelli provenienti dalle classi media e bassa, specialmente nelle aree rurali, orbitavano intorno alle parrocchie e costituivano la struttura portante dell’Azione Cattolica. Non vi era però alcuna comunicazione tra le strutture e gli ambienti del cattolicesimo colto ed aristocratico e quelli, più vicini al popolo, di tipo parrocchiale ed associativo di massa come l’Azione Cattolica.
L’Azione Cattolica era guidata da un uomo eccezionale, Manuel Aparici, che anche durante il periodo antecedente la guerra civile aveva tentato di organizzare un pellegrinaggio nazionale giovanile a Santiago de Compostela, per dare una risposta tangibile ai grandi raduni popolari della sinistra; purtroppo i continui rinvii e l’inizio della guerra civile impedirono la realizzazione del progetto che fu momentaneamente accantonato.
Stranamente, anche alla fine del conflitto, il pellegrinaggio dei giovani cattolici a Santiago de Compostela continuava ad avere un significato “politico”… la manifestazione doveva essere un segnale per la potente “Falange”, la struttura fascista spagnola che si proclamava cattolica.
A questo punto si rende necessaria una precisazione; Francisco Franco, “El Caudillo”, proveniva dall’area monarchica e non fascista; la struttura fascista era la “Falange” il cui capo era Josè Antonio Primo de Rivera, fucilato dai repubblicani senza che, a detta di molti, Franco facesse molto per evitarlo.
Durante tutto il periodo franchista, la “Falange” fu tollerata ma mai appoggiata dal regime; rimase una struttura a se stante la cui influenza è andata inesorabilmente scemando nel corso degli anni; una struttura che spesso organizzava manifestazioni e campi estivi giovanili.
Dovendo rilanciare l’idea del grande pellegrinaggio giovanile a Santiago de Compostela, Manuel Aparici aveva bisogno di un progetto e di uomini preparati.
Compare così all’orizzonte della nostra storia la figura di Eduardo Bonnin Aguiló…

CAPITOLO 2

Eduardo Bonnin Aguilò nasce il 4 maggio 1917 a Palma de Mallorca all’interno di una famiglia numerosa, culturalmente e profondamente cattolica; il padre gestiva una piccola azienda dedita al commercio di semi e frutta secca.
Frequentò il Collegio La Salle di Palma e la scuola dei Padri Agostiniani, ma alla sua formazione contribuirono gli insegnanti privati cui la sua famiglia si preoccupò di affidarlo affinché il giovane ricevesse una educazione rigorosamente conforme alla dottrina della Chiesa. Non dobbiamo dimenticare che Eduardo ed alcuni dei suoi nove fratelli (tre maschi e sei femmine) fecero i loro studi nel periodo della Repubblica, quando nelle famiglie cattoliche tradizionali serpeggiava la convinzione che alcune idee considerate eversive si stessero diffondendo perfino nei collegi gestiti dai religiosi.
Pertanto Eduardo ebbe una educazione di fede rigorosa, ma la sua formazione si sviluppò in modo isolato senza contatti con ambienti diversi da quelli familiari o quelli rurali collegati con l’attività commerciale. Era un giovane brillante, lettore instancabile, con eccezionali capacità di comunicare, con spiccato senso dell’umorismo e continue inquietudini culturali e religiose; i suoi amici lo ricordano sempre allegro e con un libro tra le mani
Nel 1937 viene chiamato, nel pieno della guerra civile, a fare il servizio militare obbligatorio, ma i suoi “piedi piatti” lo tengono lontano dal fronte portandolo a svolgere lavori d’ufficio. Inizia così una lunghissima parentesi militare, che durò ben nove anni nel corso dei quali fu proiettato in un ambiente in cui doveva rapportarsi continuamente con tutte le classi sociali e con la realtà autentica della gioventù dell’epoca, lontanissimo dagli ambienti tradizionalisti e chiusi nei quali si era formato.
In quegli anni Eduardo si rese conto che la maggior parte delle persone, pur vivendo in ambienti indifferenti e perfino ostili alla religione cattolica, mantenevano intatti una serie di valori e comportamenti tipicamente evangelici, forse più cristiani di quelli imperanti in quegli ambienti “pii” che tanto bene lui conosceva.
Questi valori cristiani di coloro che non si proclamavano tali, il profondo senso dell’amicizia, la gioia condivisa, il rifiuto dell’ipocrisia… impressionarono il nostro amico che fino a quel momento aveva considerato i “non cristiani” o i “cristiani non praticanti” solo come potenziali nemici da tenere alla larga. L’esperienza fatta in quegli anni arricchì profondamente Eduardo che elaborò il suo vissuto sviluppando convinzioni che ebbero importanza fondamentale per la nascita dei Cursillos di Cristianità.

I Cursillos de Jefes de Peregrinos
Il presidente nazionale, Manuel Aparici, sollecitò tutti i dirigenti diocesani di Azione Cattolica a formare adeguatamente coloro che avrebbero dovuto animare il pellegrinaggio a Santiago di Compostela ed a tal fine progettò dei corsi denominati “Cursillos de Jefes de Peregrinos”, guidati da un laico e rivolti esclusivamente ai giovani di Azione Cattolica. Questi corsi, che duravano una settimana, iniziavano con un ritiro spirituale in assoluto silenzio, di tipo ignaziano, dettato da un sacerdote che nei giorni successivi, oltre ad amministrare i sacramenti, trattava cinque conferenze sulla Grazia e sulla Vita cristiana; alcuni laici, impropriamente chiamati “professori”, tenevano relazioni sulla Pietà, lo Studio, l’Azione e sul ruolo dei Dirigenti di A.C.; il tutto in un’atmosfera di gioiosa condivisione con canti e lavori di gruppo serali che riassumevano il vissuto della giornata.
Il presidente diocesano di Azione Cattolica, l’architetto Josè Ferragut, aveva conosciuto il giovane Bonnin e, sebbene non facesse parte dell’associazione, lo invitò al “Primo Cursillo de Jefes de Peregrinos”, nel 1941; Eduardo garbatamente rifiutò l’invito, non volendo inserirsi in un ambiente che definiva “devotamente apatico”, ma le continue insistenze di Ferragut e di altri amici lo indussero a partecipare al secondo corso, tenuto nella Settimana Santa del 1943.
Eduardo visse quell’esperienza con intensità cogliendone l’originalità, ma nello stesso tempo rendendosi conto della sua inefficacia.
A tale proposito riportiamo le parole dello stesso Eduardo: “Così un gruppo proveniente da Madrid venne per guidare il 2° Cursillo e parlarci del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Ci impressionò lo spirito e la personalità di quei giovani così come il modo di comunicare le proprie idee, in un luogo isolato, facendo gruppi e rallegrando il tutto con canti e barzellette. La durata invece di una settimana ci sembrò eccessiva. Capimmo che per rivitalizzare l’Azione Cattolica dovevamo inserirci in essa, servendoci dei suoi strumenti, ma nello stesso tempo eravamo convinti che era necessario mantenere un certo distacco per salvaguardare gli obiettivi che volevamo raggiungere.”
Inizia così un periodo di gestazione nel corso del quale si confronta con un gruppo di amici che condividevano le sue ansie: Josè Ferragut, Jaime Riutort, Joan Mir, Andres Rullàn, Bartolomè Riutort e Guillermo Estarellas. Dalle loro inquietudini apostoliche e dalle loro interminabili conversazioni notturne ebbero origine i “Cursillos de Cristiandad” che oggi conosciamo; ad essi vadano la nostra riconoscenza e le nostre preghiere. Erano tutti laici che condividevano le loro esperienze di vita, i loro progetti e le loro inquietudini in un rapporto di amicizia speciale.
Il MCC nasce dunque da un gruppo in un periodo in cui i laici erano considerati dalle strutture ecclesiastiche dei minorenni nella fede, bisognosi di una tutela permanente.
Eduardo Bonnin fornisce il suo contributo con delle riflessioni sugli ambienti che da anni sta elaborando, convinto del fatto che un’azione apostolica sia molto più efficace se sviluppata a livello di ambiente piuttosto che di strutture; era necessario fermentare di spirito cristiano la vita e gli ambienti di tutti i giorni piuttosto che rinforzare le strutture ecclesiali.
Durante i loro incontri i nostri amici approfondiscono lo studio dell’ambiente, catalogando l’atteggiamento delle persone nei confronti della fede e cercando di capire le loro motivazioni. Questo lavoro è molto apprezzato nel corso di una relazione tenuta da Eduardo nel Seminario di Mallorca durante le celebrazioni dell’Immacolata Concezione dello stesso 1943; i dirigenti dell’Azione Cattolica gli chiedono di partecipare come relatore al successivo “3° Cursillo de Jefes de Peregrinos” incorporando in esso lo Studio dell’ambiente.
Il giovane soldato ed i suoi amici passano tutto il loro tempo libero leggendo, studiando, pregando, meditando… resta tra di loro sempre sospeso nell’aria un interrogativo: “Cosa fare per agire sulle masse? Come comunicare ai giovani le nostre idee in modo convincente?”
Attuando quello che oggi definiamo il “treppiedi” (Pietà, Studio ed Azione), il loro approfondimento, le loro riflessioni insieme alle lunghe ore di preghiera davanti al Tabernacolo portarono ad una sintesi del messaggio che si voleva comunicare. Il più bel messaggio per i lontani che non conoscono o credono di non conoscere Cristo: “Dio ti ama!”, comunicato attraverso il miglior mezzo: l’amicizia. Realizzare in tre giorni l’incontro con se stessi, con Dio e con i fratelli. Decisero dunque di tenere un Cursillo nuovo secondo questi criteri.
Venne quel giorno l’aurora, rallegrando la terra e rattristando il demonio…

CAPITOLO 3

Il Cursillo di Cala Figuera

Era domenica 20 agosto dell’anno 1944, un gruppo di quattordici giovani raggiunge una villa a Cala Figuera (Mallorca); ad aspettarli c’erano Eduardo Bonnin ed i suoi amici Jaime Riutort e Josè Ferragut, con loro un sacerdote, don Juan Julià.
Incomincia così il primo Cursillo della storia, rivolto ai “lontani”, con una struttura dei rollos radicalmente diversa dalla impostazione di quelli precedenti, adattati alla mentalità dei non credenti, ed avente come elemento centrale quello “Studio dell’ambiente” elaborato da Eduardo ed i suoi amici; mancano il primo e l’ultimo dei rollos che noi conosciamo e che furono inseriti negli anni ’50. Venne inoltre introdotta la celebrazione della Via Crucis come elemento essenziale dell’inizio del corso. Questa nuova esperienza mirava a conquistare il Cuore dei lontani, ad illuminare la loro Ragione e ad orientare la loro Volontà.
Uno di quei ragazzi diventò sacerdote, un altro dirigente importante del Movimento ed in tutti quell’esperienza portò quei frutti di grazia cui siamo tutt’oggi testimoni. Guardo oggi con emozione la foto scattata in quella occasione… sono tutti giovanissimi, uno di loro addirittura indossa pantaloni corti, mentre il giovane Eduardo Bonnin indossa una giacca scura. Sembra una foto qualsiasi, tirata fuori dal cassetto dei ricordi, ma documenta l’inizio di una storia e di una catena d’amore che un giorno ha raggiunto ognuno di noi.
La mente ritorna all’Ultreya Mondiale del 2000, rivedo il caro Eduardo che, con passo vacillante e grande trepidazione, si inginocchia davanti al Santo Padre… ed il ricordo di quell’Ultreya! pronunciata dal Papa mi riporta alla vecchia fotografia. Sembrano immagini così lontane, e non solo nel tempo: una foto sbiadita e Piazza San Pietro gremita di una folla colorata proveniente da ogni parte del mondo, esse però sono le icone di ciò che la Grazia di Dio riesce ad operare.
I nuovi corsi, secondo gli schemi proposti da Eduardo, incominciarono a tenersi, con cadenza circa annuale tra lo scetticismo generale: dal 1944 al 1948 se ne tennero cinque di cui quattro guidati da Eduardo e l’altro dall’architetto Jose Ferragut.
I nuovi corsi, sempre rivolti ai soli uomini, non vennero numerati progressivamente, ma ad essi si fece riferimento con la sola indicazione dell’anno. Alla cerimonia di chiusura di quello del 1946 partecipò per la prima volta il Delegato diocesano, don Josè Dameto; questa presenza è indicativa del peso crescente che i nuovi Cursillos stavano assumendo.
Per inquadrare bene questa fase storica dello sviluppo del Movimento dei Cursillos di Cristianità è importante precisare che nel frattempo continuavano a tenersi i “Cursillos de Jefes de Peregrinos” e che, sia pur con scarso entusiasmo, il gruppo dei fondatori operava ancora all’interno dell’Azione Cattolica. A Maiorca pertanto vi erano giovani che avevano fatto l’esperienza dei Cursillos di formazione per le guide del pellegrinaggio a Santiago de Compostela ed altri che avevano partecipato ai nuovi Cursillos impostati secondo le idee di Eduardo ed i suoi amici.
In questa fase si aggregò al gruppo fondazionale dei nascenti Cursillos l’avvocato Andres Rullan, uomo di grande capacità organizzativa, che avrebbe contribuito a dare un diverso e più forte dinamismo al Movimento dal 1949 in poi. Questo gruppo di giovani, inoltre, incominciò a destare l’interesse di alcuni brillanti sacerdoti, fra questi padre Gabriel Seguì che tenne loro un corso sullo studio e meditazione dei Vangeli. Lentamente si delineava la struttura di una Scuola Responsabili cui diede un valido contributo un altro sacerdote, don Sebastian Gayà, nominato nel 1947 responsabile diocesano del gruppo giovanile; era una figura carismatica ed un leader prestigioso.
Successivamente questa “Scuola” fu tenuta in alta considerazione dal Vescovo di Palma di Maiorca, che riceveva settimanalmente i suoi componenti nel palazzo episcopale. Si profilava pertanto in questa fase il riconoscimento da parte ecclesiale dell’operato del gruppo giovanile che sperimentava la nuova tipologia di Cursillos, cosa di per sé estremamente positiva, ma che apriva la strada ad una crescente influenza della gerarchia nel processo fondazionale del Movimento.

Don Sebastian Gayà, nella fase preparatoria al grande pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, diede un efficace contributo, introducendo l’Ora Apostolica, alla redazione di un piccolo libretto tascabile contenente preghiere e meditazioni che avrebbero contribuito alla spiritualità dei giovani lungo il cammino; questo libretto venne chiamato “Guida del Pellegrino”.
Ma, come sempre accade, il diavolo non stava a guardare con le mani in mano…
Si capisce facilmente che lo spirito innovativo degli iniziatori ed i nuovi corsi (così diversi!) abbiano fin dal primo momento innescato controversie e tensioni, specialmente con gli adulti di Azione Cattolica. Le prime controversie riguardarono l’eterogeneità dei partecipanti che Eduardo aveva voluto ad ogni costo e che non era ben accetta in ambienti abituati ad utilizzare un linguaggio specifico del livello sociale, culturale e spirituale della platea.
Inoltre l’entusiasmo contagioso dei partecipanti ai Cursillos, il loro modo diverso di pregare, così vigoroso, la loro ironia verso coloro che definivano “i beati”, incominciò a dare fastidio agli ambienti cattolici tradizionali… insomma si ripeteva l’atteggiamento del fratello maggiore nella parabola del figlio prodigo…

Un uomo chiamato Giovanni…

In quegli anni si verificò un evento che avrebbe avuto conseguenze straordinarie per lo sviluppo del Movimento. Mons Juan Hervàs, della diocesi di Valencia, fu nominato vescovo della diocesi di Mallorca; era un uomo di grande intelligenza e di carattere autoritario, radicale nel rispetto dell’ortodossia e molto giovane, aveva infatti 42 anni.
Correva l’anno 1946 ed Eduardo per la terza volta aveva guidato come rettore un nuovo Cursillo.
Il Vescovo designato, per preparare in suo arrivo nell’isola, inviò un suo delegato per prendere contatto con la realtà che lo aspettava. In questa fase Bonnin si preoccupò subito di mettere al corrente il rappresentante del nuovo Vescovo delle attività dei giovani di Azione Cattolica e, soprattutto, della nuova iniziativa apostolica che stava mettendo a punto. Egli temeva che le polemiche interne ed una cattiva informazione potessero mettere in cattiva luce i nascenti nuovi Cursillos agli occhi del pastore.
Quando mons Hervas arrivò, il 1° Marzo del 1947, a Mallorca trovò ad accoglierlo una moltitudine festante di persone tre le quali tantissimi giovani che avevano vissuto l’esperienza dei nuovi Cursillos.
Il 28 agosto del 1948, finalmente, ebbe luogo il pellegrinaggio a Santiago… 70.000 giovani provenienti da ogni parte di Europa e perfino dall’America Latina si radunarono intorno alla tomba dell’Apostolo Giacomo. Il Papa Pio XII rivolse a loro un discorso radiofonico prima della S. Messa, celebrata a mezzanotte all’aperto; tutte le chiese rimasero aperte durante la notte per accogliere i giovani in preghiera.
I giovani partecipanti della diocesi di Mallorca furono oltre 600 tra i quali il gruppo che aveva pensato, pregato e realizzato i Cursillos che oggi chiamiamo di Cristianità; tutti portavano con sé un libretto chiamato “Guida del pellegrino”, redatto in modo radicalmente diverso rispetto ai libretti di preghiera dell’epoca.
Al loro rientro ad accoglierli nel porto vi era una folla di circa 50mila persone. Don Sebastian Gayà, in qualità di responsabile diocesano dei giovani, rivolgendosi da un balcone alla folla pronunciò una frase che avrebbe dato nuovo impulso apostolico a tutti i partecipanti: “Siamo andati a Santiago per santificarci… Adesso che faremo?”.

Gruppo a Cala Figuera

CAPITOLO 4

Il soffio dello Spirito…
Dopo il rientro dei pellegrini da Santiago de Compostela, tutta Mallorca era galvanizzata da un entusiasmo contagioso, il sogno era diventata realtà, ma l’interrogativo (“Siamo andati a Santiago per santificarci… Adesso che faremo?”) posto da don Sebastian Gayà proponeva nuove sfide ai giovani cattolici.
Abbiamo già avuto modo di presentare la figura di questo sacerdote che tanto peso ebbe nella messa a punto di alcuni elementi essenziali del nuovo metodo; ora ritengo opportuno introdurre alcune considerazioni sulla personalità complessa delle altre due figure carismatiche che diedero forte impulso e contenuto teologico al Cursillo: il vescovo mons. Juan Hervàs e don Juan Capò, un giovane sacerdote di Maiorca.
Insieme a don Sebastian Gayà, essi sono la prova tangibile dell’azione dello Spirito in quel particolare momento storico. Eppure erano espressione pura di una Chiesa preconciliare, poco aperta alle novità, soprattutto se provenienti dal mondo laico…
Per capire la personalità di mons. Hervàs, che diverrà la bandiera ed il paladino dei Cursillos, riporto quanto scrisse l’avvocato Francisco Fortezza sull’incontro avuto con alcuni anni dopo:
“Era in corso il Concilio Vaticano II e, grazie a Dio, la figura dei vescovi era ormai molto più vicina ai credenti. Il clergyman veniva sistematicamente indossato, non solo dai sacerdoti, ma anche da vescovi e cardinali.
Il giorno prima dell’incontro con mons Hervàs avevo avuto modo di intervistare un vescovo sudamericano; un incontro cordiale, aperto, improntato alla semplicità ed alla apertura verso le novità che il Concilio stava proponendo… un’esperienza radicalmente diversa da quella che mi aspettava il giorno seguente.
Mi erano state preliminarmente indicate le regole da seguire durante l’incontro. All’ingresso del vescovo avrei dovuto salutarlo, inginocchiandomi e baciando l’anello, senza stringere mai energicamente la sua mano; soltanto lui poteva considerare chiuso il colloquio ed io, a quel punto, avrei dovuto richiedere la sua benedizione inginocchiandomi nuovamente…
Poco prima dell’ingresso di mons. Hervàs il suo segretario controllava che ogni cosa fosse al suo posto, e che nulla ostacolasse il percorso verso la sedia a lui riservata. Il vescovo entrò solennemente nella sala e, malgrado la giornata fosse caldissima, indossava tutti i paramenti e simboli del suo rango.
Tutti i presenti, uno per uno, lentamente si inginocchiarono baciando l’anello; io ero l’ultimo e, confuso dal marcato formalismo, avevo già dimenticato i particolari dell’intervista. Iniziò il colloquio e, verso la fine, mi sentii incoraggiato a comunicargli il disagio che avevo provato nel seguire il rigido cerimoniale da seguire durante gli incontri. Con un sorriso smagliante mi rispose seccamente: “Ad ognuno il suo ruolo”.
Si mostrò inflessibile nel sostenere le sue tesi e poco disposto ad accettare suggerimenti o consigli.
Approfittai dell’occasione per spezzare una lancia in favore di Eduardo Bonnin che in quei giorni era rimasto vittima di un malinteso, ma la sua risposta mi gelò: “Lei ha ragione, ma non le ho chiesto la sua opinione”.
Questo era mons. Juan Hervàs… eppure è stato l’angelo dei Cursillos, colui che diede al nascente Movimento il più appassionato dei sostegni, pagandone di persona le conseguenze. Non è stato il fondatore dei Cursillos, come sostiene qualcuno, ma senza di lui il Movimento non avrebbe avuto la diffusione attuale; ha amato fino all’ultimo quella che considerava una sua creatura.
Ciononostante mons. Hervàs non ha mai partecipato ad un Cursillo! Può apparire un assurdo, ma il Vescovo che è stato portabandiera dei Cursillos, colui che li elevò al rango di Movimento ecclesiale e diede loro nome e risonanza universale, non abbia mai fatto esperienza diretta dei “tre giorni”.
Forse è stato meglio così… il clima disinvolto, tipico del Cursillo, il linguaggio, quella che poteva apparire come eccessiva confidenza con il Tabernacolo avrebbero potuto risultare sgraditi ad un prelato conservatore e con un marcato senso dell’autorità.
Lo Spirito alitò su Mallorca in quegli anni… Il nostro Vescovo scelse per trascorrere i suoi ultimi anni proprio l’isola dove erano nati i Cursillos di Cristianità, che tanto aveva amato pagando in prima persona le conseguenze delle sue scelte.
Passò gli ultimi quattro anni della sua vita a Felanitx, affrontando cristianamente una lunga e dolorosa malattia finché il 6 giugno 1982 il Signore non lo chiamò a Sé per portarlo nella schiera dei servi buoni e fedeli.
Il suo segretario personale volle ricordarlo in un articolo pubblicato sulla stampa con queste parole: “La grande battaglia di mons. Hervàs, quella che gli ha dato le più grandi gioie, ma anche enormi dolori, è stata quella di restituire ai laici il ruolo attivo e responsabile che spettava loro nell’ambito della Chiesa. È stato un autentico precursore dell’inserimento pieno dei laici nelle attività ecclesiali in un epoca in cui il clero li considerava dei veri e propri minorenni spirituali”.

Anche don Juan Capò è stato uno dei pilastri fondamentali dei Cursillos cui diede fondamento teologico e lasciando in essi il marchio della sua personalità. Ha difeso con energia la assoluta ortodossia del MCC scontrandosi in più occasioni con i suoi detrattori.
Don Juan Capò sostituì Gayà come responsabile diocesano dei giovani di Mallorca, mantenendo questo impegno a lungo.
Dotato di una grandissima intelligenza, aveva una dialettica affascinante e coinvolgente accompagnata da uno sguardo elettrizzante un sorriso contagioso che conferiva serenità e fiducia in chi lo ascoltava. Riusciva a sostenere con passione e brillanti ragionamenti le sue opinioni… insomma una personalità travolgente.
Incarnava mirabilmente la Chiesa di Pio XII, da un lato una grande e gioiosa apertura verso la novità rappresentata dai nuovi corsi di cristianità e dall’altro sentiva forte la responsabilità di preservare l’ortodossia del nascente Movimento.
Si racconta che, alla fine di un convegno, fu avvicinato da un altro sacerdote che voleva congratularsi per le solide argomentazioni trattate ed invitarlo a tenere un incontro nella sua parrocchia.
Don Juan sorridendo rispose: “Mi creda… ho altrettanti argomenti per sostenere la tesi opposta!”. L’invito non fu fatto.
Una personalità travolgente, ma anche complessa quella del teologo dei Cursillos, un animo da bambino, proiettato sempre verso il futuro. Erano famose le sue filippiche contro coloro che in qualche modo si discostavano dal magistero della Chiesa; voleva essere il primo in ogni cosa e non accettava che fossero messe in dubbio le sue affermazioni.
Don Juan Capò era sempre attento e sensibile verso i drammi umani, aveva un radicato senso della sacralità che comunicava a tutti coloro che incontrava.
Incontrò Bonnin nel 1948 avviando un rapporto (a volte difficile) che non si interruppe mai. Il suo impegno nei Cursillos è stato instancabile, giorno e notte, per molti anni.
Nel 1982 si rese conto di essere gravemente ammalato e si trasferì da Cordoba nella sua isola natale dove morì, a soli sessanta anni, il 7 marzo 1984.
Mons Hervàs, don Sebastian Gayà e don Juan Capò sono stati il dono che lo Spirito Santo ha fatto all’iniziativa avviata qualche anno prima da Eduardo Bonnin ed i suoi amici.
Lo Spirito alitò su Mallorca in quegli anni…

CAPITOLO 5

Nella cella della morte

Faceva un gran caldo nel mese di luglio del 2000…
Ero andato a prelevare Eduardo Bonnin a Fiumicino per accompagnarlo alla Domus Pacis dove avremmo soggiornato durante i giorni della Terza Ultreya Mondiale.
Avevo provato una forte emozione nel rivederlo, anche se appariva molto invecchiato; per evitargli il lungo cammino lungo il Terminal aeroportuale era stato trasportato su una sedia a rotelle. Le stanze non erano ancora pronte per cui, per difenderci dall’afa, decidemmo di aspettare in macchina godendo il sollievo del climatizzatore.
Notai il rigonfiamento sotto la giacca, all’altezza del cuore, e scherzando gli dissi: “Eduardo, adesso viaggi con la pistola?” “No, non è una pistola… e qualcosa di molto più potente”. Senza aggiungere altro prese dal taschino un fazzoletto bianchissimo, accuratamente ripiegato: era un vecchio Crocifisso.
Capii… ne avevo sentito parlare tante volte di quel Crocifisso da cui Eduardo non si separava mai, della storia dei condannati a morte, che in ogni Cursillo viene riportata nel rollo Responsabili”. “Ti prego Eduardo raccontami come è andata…” Chiuse gli occhi e percepii subito che era un ricordo che ancora lo turbava; lentamente iniziò il racconto.

Era il 1949. Due giovani, durante il servizio di leva, avevano ucciso, per rapina, un’anziana signora; essendo militari erano soggetti alla legge marziale ed erano stati condannati a morte. Mancavano meno di 24 ore all’esecuzione e nessuno dei due mostrava segni di ravvedimento rifiutando qualsiasi contatto con il sacerdote. Conoscevo il cappellano del carcere; era un bravo sacerdote e non si dava pace pensando a quei due ragazzi, così giovani e così vicini alla morte.
Anche voi siete giovani… forse potreste riuscirci. Non ce la sentimmo di rifiutare e così io ed Andres Rullan, che allora era il vicepresidente dei giovani di Azione Cattolica, ci avviammo verso il carcere; avevamo una grande paura, ci tremavano le gambe, ma sapevamo di non avere alternative.
Chiedemmo a tutti i nostri amici del gruppo ed a coloro che avevano fatto il Cursillo di sostenerci con la preghiera; successivamente abbiamo saputo che molti giovani passarono la notte passeggiando, con il rosario in mano, lungo i viali della città.
Varcammo il portone del carcere e, mentre sentivamo richiudere alle nostre spalle i cancelli di ferro, il timore aumentava; era un compito troppo grande per noi, stringevo tra le mani questo Crocifisso ed abbozzavo tra le labbra una preghiera.
I condannati erano in una piccola stanza e non ci degnarono di uno sguardo; stavano scegliendo il loro ultimo pasto: una paella. Avevano le tasche piene di sigari e sembravano intenzionati a fumarli tutti durante la notte… ostentavano un linguaggio osceno che rendeva ancora più penosa la situazione. In un angolo della stanza sostava un ufficiale, componente della corte marziale che aveva emesso la condanna; doveva guardare a vista i condannati fino al momento della esecuzione; quell’uomo rappresentava l’autorità e così chiedemmo a lui di poter parlare con i due giovani. La sua risposta ci raggelò: “Fate pure, ma sono soltanto carne da macello! “
Aspettammo, pregando e tremando, la fine della cena e finalmente potemmo avvicinarci. Non sapevo cosa dire, come avviare un colloquio al quale non mi sentivo preparato… Dissi pertanto le prime parole che mi vennero in mente: “In genere le persone importanti o che stanno per ricevere una carica trovano tante persone che chiedono loro aiuto. Ecco, noi siamo venuti a chiedervi una raccomandazione per una iniziativa che ci sta molto a cuore, ma trova molte difficoltà”.
“A noi?” Risposero sarcastici ed increduli. “Certo! A voi che siete in una situazione di privilegio rispetto a tutti noi. Nessuno di noi sa quando morirà, la morte può arrivare in tanti modi, all’improvviso. Se saremo in Grazia con Dio, ci andrà bene, ma se non saremo in Grazia con Dio… Il momento della morte, neanche il Papa, il Vescovo o i preti lo sanno! Invece per voi può essere una gioia sapere che domani alle sei del mattino…”
“Ma che favole stai raccontando!” risposero nervosamente.
“Non è una favola è la verità. Avete sentito parlare del Buon ladrone? “Oggi sarai con me in Paradiso”. Pensate se lo vorrete, se mettete a posto il vostro passaporto… domani, alle sei sarete in Paradiso!”

“Ma che cavolo dici?” “È così!”
Qualcosa di incredibile avvenne, entrambi cambiarono espressione del viso ed abbassarono gli occhi. Uno di loro con voce tremante disse: “Se penso al dolore che procurerò a mia mamma… pensi che dovrei scriverle una lettera?” Incominciò a scriverla, ma fu vinto dall’emozione e dovetti aiutarlo mentre dettava. Trascorremmo insieme quella terribile, interminabile notte, mentre li ascoltavamo io stringevo forte questo Crocifisso. “Che cos’è che stringi?” Chiese uno di loro.

“Non è niente, è un pezzo di ferro… io sto chiedendo a questo Signore, che tu presto incontrerai, di illuminarci per potevi dire le parole giuste per convincervi ad approfittare dell’occasione”.
Accettarono di confessarsi con il cappellano che, trepidante, aspettava da ore nella stanza adiacente.
Il sacerdote celebrò la Messa e tutti ci comunicammo; in fondo alla cappella l’onnipresente ufficiale della corte marziale. Dopo la benedizione finale il militare si avvicinò sussurrando: “Mi avete dato una lezione!”
Erano le sei meno un quarto, il primo dei condannati fu portato in una piccola stanza al centro della quale vi era uno sgabello con un palo di legno come spalliera, a metà altezza vi era una specie di collare azionato da una manopola a vite. Era la garrotta, un barbaro strumento di morte con cui il condannato veniva lentamente soffocato dal collare mentre il perno, da dietro, sfondava le vertebre cervicali.
È stata la più terribile scena cui ho mai assistito; all’improvviso entrò nella stanza il boia, indossava una brutta uniforme color verde oliva. Rivolgendosi al giovane, disse cinicamente: “Siediti, bello!”
Mentre all’infelice veniva infilato un cappuccio nero in testa, Andres ed io corremmo in Cappella per rifugiarci nella preghiera, ma un grido ci richiamò: “Eduardo, ti prego, dammi il tuo Crocifisso!.” Lo portai e morì baciandolo. Anche il suo amico volle morire con il Crocifisso sulle labbra.
I giorni seguenti portai la lettera alla mamma di quel giovane, che era di Mallorca. Per molti mesi non sono riuscito a dormire, mi sono portato dietro come un incubo l’immagine di quello sgabello e dell’orribile uniforme color verde oliva.
Mi era di sollievo soltanto la certezza di avere due amici in Paradiso.
Successero tante cose, a Mallorca, in quell’anno 1949…”

Una benedizione a due mani
All’inizio del 1949 gli ambienti cattolici di Mallorca erano in pieno fermento. L’entusiasmo per la riuscita del pellegrinaggio a Santiago, la presenza di un Vescovo carismatico ed il dinamismo dei giovani di Azione Cattolica guidati da Eduardo Bonnin avevano rinvigorito la comunità diocesana. Don Sebastian Gayá era stato nominato responsabile diocesano dei giovani di Azione Cattolica e don Juan Capó era da poco rientrato da Roma.
I nuovi Cursillos si tenevano da cinque anni, con cadenza annuale e risultati promettenti per cui si sentì l’esigenza di farli uscire dalla fase “sperimentale” per iniziare una energica azione di apostolato degli ambienti.
In questa fase furono determinanti il dinamismo e la capacità organizzativa di Andres Rullan che convinse il gruppo ad organizzare almeno un Cursillo al mese dandole una numerazione progressiva.Insomma si stavano creando le condizioni che avrebbero successivamente consentito una rapida diffusione del movimento.

Dal 7 al 10 Gennaio 1949, presso il monastero di S. Honorato, a 30 chilometri da Palma de Mallorca, si tenne il Cursillo che successivamente verrà ricordato come il numero uno, anche se in realtà fu il sesto della storia; rettore fu Eduardo Bonnin, direttore spirituale don Guillermo Payeras, mentre don Juan Capó tenne le tre meditazioni secondo i nuovi schemi che furono subito inserite nella metodo.
Iniziava dunque una fase di forte sviluppo per i Cursillos ideati dal gruppo di Eduardo Bonnin ma, contemporaneamente, cresceva l’ostilità da parte degli ambienti più tradizionalisti ed in particolare degli adulti di Azione Cattolica che trovavano inaccettabili le novità introdotte dai nuovi corsi; si creavano le premesse che avrebbero successivamente portato alla separazione tra Azione Cattolica ed il Movimento dei Cursillos.

La svolta si verificò nel mese di novembre, in occasione della assemblea annuale dell’Azione Cattolica, presieduta dal vescovo, monsignor Juan Hervás. In tale occasione i responsabili dei vari settori facevano un consuntivo dell’azione svolta nel corso dell’anno ed esponevano il programma per l’anno successivo. Eduardo, in qualità di presidente, nel suo intervento sottolineò che, tra le varie attività, un rilievo particolare era stato assunto dai nuovi Cursillos.
Sapeva che da tempo alcune persone avevano manifestato al vescovo forti critiche all’operato del suo gruppo. Era quella l’occasione ed il momento giusto per fugare ogni dubbio.
Eduardo nel suo intervento chiese pubblicamente al vescovo, per ben tre volte, se gradisse o meno i Cursillos: “Se Lei non li gradisce, noi non ne faremo altri e cesseremo ogni attività, ma se Lei li gradisce… noi andremo avanti senza incertezze!”
Tutta l’assemblea ammutolì, decine di giovani tenevano lo sguardo fisso sul vescovo cercando di capire le sue reazioni ed aspettando una risposta che avrebbe potuto decretare la fine del loro progetto.
Monsignor Hervás si alzò e, prendendo la parola, pronunciò una frase che rimarrà storica per il nostro Movimento: “Io i Cursillos di Cristianità non li benedico…” Seguì una breve pausa durante la quale il mondo sembrò crollare addosso ai nostri giovani amici. Poi proseguì: “… non li benedico con una mano, ma li benedico con entrambe le mani!”
Fu un’apoteosi, alla fine dell’assemblea, quando il Vescovo salì sull’automobile, i giovani entusiasti sollevarono l’auto a braccia e la portarono così per un centinaio di metri. “A me questo non è piaciuto!” Urlò il vescovo… Eduardo rispose: “Sarebbe stato il colmo se le fosse piaciuto!” Quella memorabile serata si concluse, per centinaia di giovani, davanti al Tabernacolo.

el garrote
il crocifisso di Eduardo

CAPITOLO 6

Un fiume in piena

La benedizione “a due mani” del vescovo di Mallorca, mons. Juan Hervàs, diede l’avvio ad una travolgente opera evangelizzatrice in tutti gli ambienti dell’isola. Quello fu un periodo esaltante (20 corsi nel solo 1949) che sarebbe durato fino al 1955, anno in cui iniziò per il Movimento ed i suoi iniziatori un lungo periodo di persecuzioni. I principali collaboratori del Vescovo, per l’azione all’interno dei Cursillos, furono don Sebastian Gayà e don Juan Capò, sacerdoti entrambi di grande carisma di cui abbiamo avuto modo di parlare in precedenza.
I Cursillos “rivoluzionarono” gli ambienti, sia laici sia ecclesiali, di Mallorca nei primi anni 50. Si trattava di ambienti poco aperti alla novità, ma l’entusiasmo, fino a quel momento impensabile, di centinaia di giovani laici turbò gli equilibri di una società profondamente conservatrice.
Nell’ambito scolastico, ed in particolare negli istituti medi superiori, come il collegio dei Gesuiti La Salle ed altri, i Cursillos trovarono larga diffusione. Le caserme furono individuate come ambiente privilegiato per la ricerca di vertebre da inviare ai corsi; la diffusione e l’entusiasmo fu tale da costringere i vertici militare a considerare la partecipazione al Cursillo come giusto motivo per richiedere un permesso; tutti gli ufficiali sapevano che per ingraziarsi la truppa non si dovevano mai respingere tali richieste.
Nelle poche fabbriche presenti nell’isola non mancò mai la presenza di cursillisti che creavano ambienti di lavoro più vivibili.
Curiosa la presenza simultanea nel Movimento di franchisti e di antifranchisti; tra loro si creava un rapporto cordialissimo che lasciava comunque spazio ad una ironia, benevola ma pungente, soprattutto attraverso
barzellette che facevano poi il giro dell’isola.
I Cursillos rappresentarono l’elemento catalizzatore per una rottura generazionale all’interno del clero isolano; salvo poche eccezioni i sacerdoti di età inferiore ai 40 anni aderirono in massa, spesso senza coglierne lo spirito vero, convinti di avere a disposizione un efficace strumento di evangelizzazione. I sacerdoti più anziani e gli ambienti cattolici più tradizionali non gradirono la ventata di novità portata da quella massa di giovani che esprimeva un cristianesimo allegro e virile; definivano quei giovani “Mau Mau”, riferendosi ai guerriglieri africani che, in quegli anni, avevano iniziato la lotta armata nel Kenia.
Incominciarono a circolare aneddoti e calunnie di ogni genere sui cursillisti, episodi di poco conto erano ingigantiti e generalizzati. Si diceva, ad esempio, che era pratica corrente dei cursillisti sputare nelle “scollature” generosamente ostentate da alcune donne di Mallorca. A monte di questa calunnia vi era, come capita sempre, una mezza verità. Un cursillista, infatti, incontrando all’uscita dalla cattedrale una donna vestita in modo inadeguato, l’apostrofò dicendole che non si entrava in chiesa “mezzo nuda”. La donna provocatoriamente scoprì maggiormente la scollatura al che l’uomo rispose sputando per terra, gesto peraltro molto comune in quell’epoca.
Venivano inoltre accusati di fanatismo religioso e di considerarsi in contatto diretto con Cristo e lo Spirito Santo, saltando l’intermediazione della chiesa ministeriale; l’indignazione dei benpensanti toccava i massimi livelli nel considerare il rapporto confidenziale con il Tabernacolo ed il rivolgersi al Signore in modo informale chiamandolo addirittura “Capo”.
D’altro canto durante i Cursillos non venivano risparmiate ironie e critiche verso i bigotti di ogni genere…
La divisione, tra cattolici tradizionalisti e cursillisti, era sempre più evidente nell’isola e richiamava la reazione del figlio maggiore della parabola evangelica Il figlio prodigo.
Eduardo Bonnin ed i suoi amici del gruppo di iniziatori continuarono lungo la strada tracciata, consapevoli della promessa del Signore “Diranno ogni sorta di male di voi per causa mia…”
Uno dei temi, che ha generato numerose dispute fin dalla nascita del Movimento e che probabilmente continuerà nel tempo, è stata la validità universale del metodo; la “specializzazione” o meno dei Cursillos rappresenta tutt’oggi, in alcuni paesi ed ambienti, motivo di aspre polemiche.
È opportuno tenere Cursillos diversificati per età o livello culturale?
A tale proposito il pensiero di Eduardo non lascia dubbi: il Cursillo deve essere eterogeneo per età e livello culturale; soltanto il Cursillo misto, per uomini e donne insieme, resta inaccettabile agli occhi di Bonnin.
Eppure va detto che la tentazione di una “specializzazione” è stata sempre presente nel Movimento: negli anni seguenti si tennero in alcune diocesi Cursillos per celibi, per sposati, per carcerati, per intellettuali, per lebbrosi… ed addirittura per toreri!
Il nome del Movimento
Per quanto strano possa sembrare il Movimento ha assunto il nome di Cursillos de Cristiandad soltanto nel 1953; da anni si tenevano i corsi cui venivano dati diversi appellativi legati al luogo, all’anno in cui venivano celebrati… In alcuni casi furono chiamati Cursillos di Gioventù, Cursillos di Conquista… tutti appellativi che non piacevano né ai fondatori né al Vescovo di Mallorca. Fu proprio monsignor Hervàs, in occasione dell’assemblea diocesana del dicembre 1953, a dargli il nome che conosciamo oggi. “Si chiameranno Cursillos di Cristianità, il nome più adeguato per definire il suo spirito e la sua azione” disse il Vescovo.


Il “De colores” ed il nuovo gergo

Il De colores era uno dei tanti canti che venivano intonati per distendere l’atmosfera durante i corsi. Si trattava di motivi facili da cantare in gruppo… Apparve chiara l’analogia tra il testo e l’azione della Grazia, che consentiva di “vedere con occhi nuovi le cose di ogni giorno”, illuminando con la Sua luce la nostra vita ed evidenziando la bellezza multicolore del creato.
Il De colores venne cantato per la prima volta in un Cursillo nel 1948, ma soltanto dal 1951 è diventata l’elemento caratterizzante e l’inno, non ufficiale, del Movimento. Va segnalato che una parte del testo originale, che inneggiava alle belle donne, fu modificata per rendere il canto più adeguato ai sacerdoti presenti ai ritiri. Si creò un nuovo gergo, tipico dei cursillisti: Il Padrone o il Capo” (Il Signore), le Intendenze, “Farsi la barba” (confessarsi), “Fare la cravatta” (convincere qualcuno a partecipare ad un Cursillo), “Stare a colori” (essere in Grazia).


Espansione territoriale

Monsignor Hervàs aveva stabilito che il Movimento avrebbe potuto impiantarsi in altre diocesi soltanto dietro richiesta formale dell’ordinario diocesano del luogo; era evidente che il sostegno dell’episcopato aveva un “prezzo” da pagare in termini di autonomia laicale e spontaneità nello sviluppo dei Cursillos. In assenza di tale richiesta, coloro che volevano partecipare ad un Cursillo potevano farlo soltanto a Mallorca. Iniziò così un commovente pellegrinaggio di giovani che dal continente andavano nell’isola per partecipare ad un Cursillo.
Alla fine del corso i cursillisti rientravano alle loro case con la nave; un meraviglioso spettacolo di amicizia e di gioia incuriosiva gli altri passeggeri che non potevano certamente capire il senso di quel canto, il De colores, che si alzava al cielo appena la nave toglieva gli ormeggi… e che si ripeteva quando la nave infilava l’uscita dal porto e centinaia di giovani accendevano candele le cui fiammelle brillavano sotto il faro lampeggiante.
Nel 1953 arrivò la richiesta formale del Vescovo di Valencia ed Eduardo Bonnin ebbe modo di guidare come rettore, nel mese di agosto, il Primo Cursillo in quella diocesi. Nell’aprile del 1954 venne lanciata la diocesi di Tarragona; Eduardo, ancora una volta rettore, conobbe in quella occasione il cardinale Benjamín de Arriba y Castro che si mostrò entusiasta del nuovo metodo.
Seguirono altre diocesi della Spagna. Emblematica l’introduzione del Cursillo nella diocesi di Solsona: Il Vescovo Tarancon era rasato ogni mattina da un barbiere che aveva fatto il Cursillo a Mallorca; come capita sempre il buon figaro conversava durante il suo lavoro… parlava del Cursillo… e la richiesta formale al vescovo Hervàs arrivò puntualmente!


Il Segretariato dei Cursillos

Nel 1954 il Vescovo di Mallorca costituì il Segretariato dei Cursillos composto dal delegato episcopale don Pedro Rebassa, don Juan Capò, Eduardo Bonnin, Pedro Sala e Grabriel Estelrich. La formazione di questo Segretariato (che sarà poi disciolto nel 1956) rappresentò un ulteriore riconoscimento da parte della gerarchia e l’emancipazione dei Cursillos dall’Azione Cattolica e la sua concreta autonomia anche se sotto stretta vigilanza ecclesiastica.

Il Cursillo per donne

Il Cursillo restò fino al 1953 un fenomeno locale, giovanile e per soli uomini. A tutti coloro che premevano per l’istituzione di Cursillos per donne si opponeva don Juan Capò che portava motivazioni fragili, velate di un sottile maschilismo. Ma lo Spirito Santo continuava a soffiare “non si sa da dove viene né dove va…”
Nel 1953 su iniziativa di padre Rafel Sarmiento, che nello stesso anno aveva partecipato ad un Cursillo a Mallorca, si tenne in Colombia il primo Cursillo Donne della storia; non si capisce perché don Capò abbia accettato per la Colombia ciò che aveva tanto avversato per la Spagna.

Solo molto più tardi, nel 1958, il cardinale Arriba y Castro introdusse, nella diocesi di Tarrasa, i Cursillos per donne; era una novità di cui si sentiva l’esigenza e lo stesso gruppo degli iniziatori non riusciva a capire le motivazioni vere del veto ecclesiastico.
Ad aprire la strada fu lo spirito di iniziativa di una donna, Maite Agustì, che durante un ricevimento, scavalcando ogni formalismo, prese sotto braccio il cardinale dicendo: “Eccellenza, i corsi per donne… sono una necessità… lei non può immaginare quanto sia insopportabile avere un santo che gira per la casa!”
L’approvazione era però subordinato a condizioni particolarissime; per esempio, i sacerdoti dovevano mangiare in stanze separate e non potevano comparire nella foto di gruppo… I primi quattro Cursillos per donne furono realizzati con una équipe di soli uomini, nel frattempo però si formarono responsabili donne facendole seguire, nascoste da tende, lo svolgimento di corsi maschili.
La rivista dell’Azione Cattolica di Mallorca, Proa, che fin dalle origini ha tenuto traccia dei passi del nostro Movimento, commentò così il Cursillo Donne di Colombia: “Si è dimostrato con i fatti che l’essenza, la tecnica e lo stile dei Cursillos sono valide in qualsiasi luogo e per le personalità più diverse, smentendo così tanti infondati pregiudizi”.

La plaza Mayor di Palma

CAPITOLO 7

Vocazione e stile

La vocazione dei Cursillos è stata fin dalla loro nascita l’evangelizzazione degli ambienti; sono nati, come abbiamo visto, per rispondere ad una concreta esigenza emersa dopo una attenta analisi dell’ambiente.
Ma se la vocazione dei Cursillos di cristianità è l’evangelizzazione degli ambienti, specie i più lontani da Cristo, lo stile è quello di gruppo e lo spirito quello dei pellegrini che percorrevano il Cammino di Santiago.


Il gruppo

E’ evidente che il movimento dei Cursillos di cristianità è nato da un gruppo di giovani, strettamente legati da una profonda amicizia, che condividevano sogni, successi ed insuccessi.
Il gruppo diede origine al Cursillo e non viceversa! Questo deve essere un punto fermo nella nostra analisi se vogliamo comprendere e realizzare gli ideali del movimento.
Fino al 1949 tutti coloro che avevano partecipato ai cursillos mantenevano frequenti e spontanei contatti tra di loro che sfociavano naturalmente nella formazione di gruppi di amici che, insieme, progettavano e realizzavano le loro azioni apostoliche.
Il moltiplicarsi dei cursillos obbligò Eduardo a riflettere su un metodo per canalizzare i nuovi corsisti, favorendo ciò che fino a quel momento era stato spontaneo.
L’amicizia era e doveva restare il cardine essenziale del postcursillo.
Nacque così l’idea del gruppo e, di conseguenza, la riunione di gruppo, inserita nel metodo fin dal 1949, e che negli anni successivi è stata variamente interpretata in molti paesi, suscitando spesso profonda amarezza nel gruppo fondatore.
Ritengo pertanto opportuno soffermarmi su come Eduardo ed i suoi amici hanno pensato questi elementi fondamentali del dopo cursillo.
Innanzitutto è opportuno distinguere i gruppi in due categorie, i gruppi primari (quelli con chi vuoi…) ed i gruppi secondari (quelli con chi devi…).
Lo scrittore Unamuno scrisse: “La verità vi farà amici” e questa affermazione può essere considerata base del gruppo primario.
Al Cursillo partecipano non tanto le persone che non credono in Dio, al Cursillo partecipano soprattutto persone che non credono più nell’Uomo.
La nostra è una esperienza che vuole ridarci la fiducia persa consentendoci di convivere e condividere con degli amici ciò che al Cursillo si è scoperto.
Eduardo dice che ogni individuo ha due poli, uno personale riferito alla persona in concreto ed uno sociale riferito all’ambiente in cui si vive.
Il Gruppo primario è legato al polo personale… è il gruppo “con chi vuoi…” costituito da poche persone (al massimo sei), legate da una profonda e radicata amicizia; amici che condividono anche il quotidiano incontrandosi spesso con le famiglie, condividendo gioie e dolori, andando in vacanza insieme… Si tratta, pertanto, di un gruppo che si forma spontaneamente, cementato dall’amicizia e dall’amore verso Cristo, che si riunisce regolarmente per condividere la vita di fede e il lavoro apostolico.
E’ la riscoperta dell’amicizia, il più nobile dei sentimenti che possono legare gli uomini tra di loro, come Gesù stesso ripetutamente ci dice nel Vangelo: “Voi siete miei amici…”, “Non c’è un amore più grande di colui che da la vita per i propri amici…”
E’ Cristo stesso l’Amico per eccellenza, Colui che ogni corsista incontra nel Tabernacolo… “Ho incontrato un Amico” è la espressione ricorrente al rientro da ogni corso.
Ma è pur vero che l’amicizia non può essere certamente imposta, non si può creare artificiosamente: essa deve nascere spontanea, favorita dall’amore verso Cristo ed il Suo Vangelo.
Il Gruppo primario deve essere stabile anche se non vincolante; non si deve riunire perché bisogna fare questo o quello… il gruppo si riunisce perché si è amici, perché asi è incontrato Cristo e si vuole andare oltre…
Nel gruppo si deve vivere e condividere l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo, cercando di guardare sempre più in profondità dentro il proprio animo.
Ogni gruppo primario vive i suoi momenti di verifica nella cosidetta “riunione di gruppo” che si svolge secondo gli schemi che ben conosciamo:
o Invocazione allo Spirito Santo
o Verifica del treppiede
o Momenti vicino a Cristo
o Progetto dell’azione apostolica per la settimana successiva
o Preghiera di ringraziamento
Non è importante la riunione… sono importanti le persone che la compongono… che si propongono di essere più amici per poter essere più cristiani… si propongono di essere più cristiani per essere più amici…
Si innesca una dinamica di apertura e condivisione con i fratelli di:
o Quello che viviamo…
o Quello che vogliamo vivere…
o Quello che ci addolora non poter vivere…
Ma in che modo questi gruppi primari possono influenzare in senso cristiano gli ambienti in cui vivono?
La risposta è semplice: Formando i gruppi secondari, quei gruppi insomma che sono legati al polo sociale della persona e all’ambiente in cui vive; essi rappresentano sempre una risposta ad una esigenza concreta dell’ambiente in cui si è inseriti.
Sono i gruppi che Eduardo Bonnin definisce “gruppi con chi devi”.
Nascono così i vari gruppi di volontariato, di preghiera, di catechesi… che coinvolgono le persone dell’ambiente in cui vogliamo operare.
Tutti questi gruppi di cui vi abbiamo finora parlato hanno un denominatore comune: Il Gruppo primario… sono figli del gruppo primario.
Il Gruppo primario è stato ed è il motore di tutte le iniziative nelle quali non sempre sono presenti tutti i componenti del Gruppo, ma è nel gruppo primario che avviene la verifica, la programmazione. Insomma in questo gruppo condividiamo i nostri sogni… quei sogni che con l’aiuto ora di alcuni, ora di altri, realizziamo nei gruppi secondari.
Ovviamente i gruppi secondari non hanno le stesse caratteristiche di stabilità e coesione tipiche di un gruppo primario. Ogni corsista può far parte di più gruppi secondari, ma sicuramente farà parte di un sol gruppo primario.
E’ chiaro che la formazione di un gruppo primario non è facile, l’amicizia non può essere programmata; essa deve nascere spontanea, anche in funzione di affinità e di interessi. Non dobbiamo però dimenticare di avere il più meraviglioso dei collanti, cioè l’amore verso Cristo; questo sentimento e la Sua Grazia renderanno possibile ciò che in altri momenti sarebbe stato impensabile.
Inoltre va detto che coloro che hanno da poco fatto il Cursillo, o coloro che trovano difficoltà a formare un gruppo primario, possono inserirsi liberamente in uno dei tanti gruppi secondari, condividendone in pieno l’azione apostolica. E’ però fondamentale avere sempre ben chiaro come obiettivo la formazione dei gruppi primarii.

In una diocesi basterebbero pochi gruppi primari per trasformare gli ambienti…
Adesso sarebbe opportuno interrogarsi sulla natura dei gruppi in ultreya, dei gruppi operativi, del gruppo di coordinamento…. Primari o secondari? Con chi vuoi.. o con chi devi?

L’Ultreya

Incorporati il gruppo e la riunione di gruppo come elementi essenziali della metodologia era ovvio che si raccogliesse l’esigenza di coloro che, dopo aver fatto il cursillo, volevano mantenere rapporti con tutti coloro che avevano fatto la stessa esperienza.
Nasce così l’Ultreya che fin dal primo momento viene definita da Eduardo ed il gruppo fondatore come “la riunione delle riunioni di gruppo”.
Ritengo che il vero senso dell’Ultreya possa essere colto soltanto contemplandola come momento di incontro, di condivisione e di mutuo sostegno di un popolo in cammino.
Con lo spirito dei pellegrini che sostano, senza piantare le tende, prima di riprendere il cammino.
Perché l’Ultreya non è una comunità che si riunisce bensì è una Comunità in cammino… una Comunità di cristiani che cercano tutti di arrivare alla meta, si appoggiano gli uni agli altri, pregano gli uni per gli altri e si ridanno appuntamento più avanti….
Ultreya! è “Un grido di incoraggiamento per andare oltre, un segno di ottimismo perché contiamo sulla Grazia del Signore per non scoraggiarci nel cammino che ognuno di noi si è proposto”. A tale proposito è significativa la prima pagina della Guida del pellegrino.
Quando si perde la consapevolezza dell’essenza dinamica dell’ultreya si perdono di vista gli obiettivi del movimento che come già detto sono l’evangelizzazione degli ambienti mediante gruppi di cristiani che condividono la loro vita ed attività apostolica con lo spirito dei pellegrini.
Nell’Ultreya convergono tutti coloro che hanno fatto il Cursillo ed in essa condividono il loro vissuto, fatto di successi, fallimenti, ansie, gioie… ma sempre visto alla luce del Vangelo.
E’ un portare la vita di ogni giorno a questo incontro, che deve essere momento di conversione continua, per poi portare l’ultreya nella vita di ogni giorno degli ambienti che frequentiamo. Il ruolo fondamentale del sacerdote nell’ultreya consiste proprio nel renderla non momento di catechesi, ma momento di conversione.
Voglio sottolineare ulteriormente due dei tratti essenziali del nostro movimento: la rivalutazione dell’amicizia e l’azione in gruppo.
Ognuno di noi ha imparato, dopo il cursillo, ad operare sempre insieme ad altri fratelli; nessuno può avere la presunzione di fare da solo meglio che insieme agli altri. Questo aspetto pedagogico è essenziale.


La Scuola responsabili

La Scuola responsabili nasce dalle strutture formative dell’Azione cattolica; in esse si formarono Eduardo e gli altri giovani che diedero vita al movimento.
La genesi dei Cursillos di cristianità ha avuto questa sequenza: fù la scuola a formare il gruppo, il gruppo ad ideare il Cursillo, il Cursillo a generare i gruppi, i gruppi ad evangelizzare gli ambienti, i gruppi ad incontrarsi nella Ultreya.
La Scuola pensata da Eduardo doveva essere il luogo di incontro, riflessione e programmazione tra coloro che assumevano un ruolo trainante nel movimento. Nella Scuola si aprirono accesi dibattiti su tutto quanto riguardava la metodologia; in particolare la riunione di gruppo (primario) fù oggetto di attenta riflessione in quanto alcuni sacerdoti, ed in particolare don Juan Capò, vedevano in essa una forma di confessione pubblica che scavalcava la direzione spirituale. Alla fine furono tutti concordi nel riconoscerne la assoluta validità nell’ottica di una azione apostolica condivisa in assoluta amicizia.
Le colonne del Cursillo
Correva l’anno 1954, e dal 19 al 23 Maggio si tenne il Cursillo n° 100 (anche se, come ben sappiamo, ne erano stati tenuti 105, 5 dal 1944 al 1948 e 100 dal 1949 al 1954). E’ opportuno ora fare un breve bilancio di questo periodo storico che va da mese di Aprile del 1944 al mese di Maggio del 1954.
In questi 105 cursillos Eduardo Bonnin è stato per 65 volte rettore e per 11 volte cameriere. Bartolomè Riutort è stato per 18 volte rettore e per 6 volte cameriere. Andres Rullan rettore per 12 cursillos e cameriere in 6.
Tra i sacerdoti vanno segnalati Don Miguel Fernandez , che guidò 30 cursillos, e don Juan Capò che fù Direttore Spirituale in 21 corsi.
Questi numeri vanno tenuti nel debito conto quando qualcuno vuole in qualche modo sminuire il ruolo avuto da Eduardo Bonnin nella genesi dei Cursillos di cristianità.

Santiago de Compostela

CAPITOLO 8

Una foto nel cassetto

Per anni, guardando le fotografie della mia infanzia, un’immagine, in particolare, è rimasta sempre impressa nei miei occhi: quella scattata nella cappella del Liceo italiano di Madrid mentre monsignor Ildebrando Antoniutti mi somministra il sacramento della Confermazione.
Era la primavera dell’anno 1955.
Nel corso delle ricerche per la redazione di questa nostra storia ho scoperto un altro sorprendente significato per questa immagine: per la prima volta, quel giorno, la mia vita ha incrociato, inconsapevolmente, il cammino dei Cursillos di Cristianità e questa foto lo documenta.

Era dunque il 1955 ed a Mallorca erano successe tante cose… I Cursillos vivevano il momento della loro massima diffusione e nell’isola la presenza di questo nuovo gruppo di laici impegnati, con uno stile così diverso ed innovatore, aveva avuto un forte impatto con le strutture cattoliche tradizionali. Erano nati attriti ed incomprensioni con gli elementi più tradizionalisti, ma la chiara presa di posizione del vescovo, Juan Hervàs, a favore del Movimento tacitava anche gli avversari più accaniti.
Insomma lo Spirito aveva posto a fianco di Eduardo Bonnin e i suoi amici un “angelo custode” che con la sua presenza e protezione aveva reso possibile lo sviluppo dei Cursillos. Un contesto idilliaco… ma la realtà spesso supera l’immaginazione e, come in un romanzo o in un film d’azione, questa situazione sarebbe stata di lì a poco travolta dagli eventi e la presenza del nostro Vescovo a Mallorca si sarebbe conclusa amaramente.
Il seminario dell’isola era retto da don Bartolomè Torres, un sacerdote conservatore e con forti agganci politici a Madrid; il fratello era personaggio di spicco dell’Opus Dei ed amico personale del Generale Franco.
Nel corso delle sue lezioni in seminario, don Bartolomè contestava le aperture del Papa dicendo che stava diventando pazzo. I suoi atteggiamenti critici ed alcuni lati oscuri legati alla gestione del seminario costrinsero monsignor Hervàs a destituirlo dalla carica. La reazione fu immediata: missive con calunnie di ogni genere e sollecitazioni pressanti giunsero a Madrid, tramite il fratello di don Bartolomè. In particolare si sottolineavano presunti errori teologici e metodologici dei Cursillos.
E le conseguenze non tardarono. Come un fulmine a ciel sereno arrivò la convocazione di monsignor Hervàs da parte del Nunzio Apostolico, monsignor Ildebrando Antoniutti; di quel colloquio abbiamo pochi elementi, ma estremamente significativi.
Sappiamo che il Nunzio contestò a Hervàs i vari punti che erano stati segnalati nelle lettere accusatorie e che il vescovo rispose punto per punto ritornando nell’isola convinto che ogni dubbio fosse stato chiarito.
Dopo qualche giorno, invece, arrivò una telefonata di monsignor Antoniutti che comunicò ad Hervàs l’immediato trasferimento dalla diocesi di Mallorca alla diocesi di Ciudad Real, aggiungendo: “È per la storia dei Cursillos”.
Monsignor Hervàs diede una risposta immediata e coraggiosa: “Obbedisco e mi trasferisco immediatamente, ma sappia che, dovunque io sarò, là vi saranno anche i Cursillos di Cristianità”. Una frase che, da sola, rende chiaro quanto sia alto il debito di riconoscenza di ognuno di noi verso questo grande uomo di Chiesa.
Così, in quell’anno 1955, il vescovo, che tanto aveva contribuito alla diffusione del Movimento, lasciò la sua amata diocesi portando con sé don Francisco Suarez, un sacerdote che era stato un pilastro dei Cursillos e che avrebbe brillantemente collaborato a diffonderli nella nuova diocesi.
Possiamo solo immaginare i pensieri del vescovo che, dalla nave, vedeva allontanarsi l’isola che così profondamente aveva permeato della sua presenza. Scelse poi di ritornare a Mallorca per trascorrervi gli ultimi quattro anni della sua vita affrontando con spirito cristiano le sofferenze di una dolorosa malattia che lo avrebbe portato alla morte nel 1982.
Iniziò così la lunga “notte oscura” dei Cursillos a Mallorca che, secondo gli imperscrutabili disegni di Dio, ha portato amarezze e sofferenze a tutti coloro che avevano amato il Movimento ma, nel contempo, ne ha facilitato la diffusione in tutto il mondo.
Osservo la vecchia fotografia e penso che il porporato che, benedicente, si appresta a cresimarmi avrebbe, di lì a pochi giorni, incontrato monsignor Hervàs, per poi allontanarlo definitivamente da Mallorca… Ed io, dopo 48 anni, sto qui con voi ad indagare sulle origini del Movimento.

La notte oscura
Nuovo vescovo di Mallorca fu nominato monsignor Jesus Enciso Viana, un uomo autoritario e conservatore, di grande cultura, che aveva a lungo soggiornato a Roma.
Emblematico fu il suo primo intervento pubblico, nella cattedrale, di cui riportiamo questo passaggio: “Vorrei che vedeste in me il pastore che vuole sempre il bene per il proprio gregge… Anche quando dovrà essere severo siate certi che nel suo cuore esiste nei vostri confronti soltanto una paterna sollecitudine per il vostro bene”.
Con il suo arrivo la situazione dei Cursillos cambiò radicalmente; per un anno i corsi continuarono regolarmente, ma all’orizzonte incominciarono ad apparire nuvole minacciose e la tempesta non tardò a scatenarsi.
Quando un vescovo si insedia in una diocesi riceve molte visite, alcuni vogliono ingraziarselo, altri formulano critiche sulle cose che non vanno bene, altri sentono il dovere di fornire informazioni di ogni genere.
Al centro delle critiche di molti volenterosi “fratelli maggiori” vi erano i Cursillos di Cristianità, e il vescovo appariva molto attento al problema…
La maggior parte delle critiche proveniva da persone che solo indirettamente avevano avuto rapporti con il Movimento; erano soprattutto elementi di mentalità borghese chiusa a qualsiasi forma di novità. Indubbiamente i Cursillos hanno sempre trovato oppositori per il loro evidenziare la mancanza di coerenza ed autenticità della maggior parte dei cristiani; nell’isola vi erano giudizi di vario genere, alcuni erano entusiasti, altri denigravano…
Di fronte a tali giudizi contrastanti il monsignor Enciso, la cui buona fede resta fuori discussione, decise di effettuare una indagine; nei primi mesi del 1956 iniziò una lunga serie di colloqui riservati, partendo dai sacerdoti.
Nulla si sa sui risultati di tale inchiesta, resta il fatto che il 15 agosto 1956, circa un anno dopo il suo arrivo, il prelato pubblicò una Lettera pastorale sui Cursillos di Cristianità, un documento che sconvolse letteralmente gli ambienti ecclesiali isolani portando il gruppo fondatore ad una crisi profonda che rischiò di chiudere definitivamente l’esperienza dei Cursillos.
Il testo della lettera pastorale fu pubblicato, senza commenti, sulla rivista Diario de Mallorca. I nemici dei Cursillos approfittarono subito delle parole del vescovo per umiliare i cursillisti, molti dei quali, poco fermi nelle loro convinzioni, abbandonarono il Movimento.
Nella Lettera furono evidenziati alcuni dei frutti positivi dei Cursillos: l’aiuto dato a tanti giovani molti dei quali furono salvati dalla rovina materiale e spirituale; l’entusiasmo ed il coraggio dei corsisti nell’annunciare la loro fede; l’impegno sociale…
Nel contempo furono anche indicati gli aspetti considerati negati: l’aver creato divisioni negli ambienti diocesani (!); il mancato collegamento con la parrocchia; l’aver messo in crisi il gruppo giovanile dell’Azione Cattolica; l’assenza di tematiche escatologiche nei rollos; il vocabolario cursillista e l’eccessiva confidenza con il Santissimo. Non piaceva il De Colores e consigliava altro inno, l’Ultreya avrebbe dovuto essere formativa e… parrocchiale! Pertanto, concludeva, il vescovo ordinava l’immediata sospensione di ogni attività dei Cursillos di Cristianità nella diocesi di Mallorca.
Neanche i più accesi oppositori avevano immaginato ad una azione così dura… Iniziò subito una diaspora di laici e, soprattutto, sacerdoti che abbandonarono il Movimento isolando così il gruppo dei fondatori e responsabili. Un vescovo, nell’apprendere i fatti, commentò: “Ricordiamo Gamaliele: se i Cursillos sono opera di Dio, neanche ‘il santo Enciso’ potrà distruggerli; se non lo sono, voglia Iddio che finiscano al più presto!”.
Don Juan Capò, dopo aver tentato per oltre un anno un dialogo, che si rivelò impossibile, si chiuse nel silenzio più totale e successivamente si trasferì a Cordoba, con la benedizione di monsignor Enciso.
Il Segretariato dei Cursillos incontrò il vescovo dichiarando obbedienza a quanto disposto nella lettera pastorale, anche se dissentivano dai contenuti. Esiste un epistolario intercorso tra Eduardo Bonnin ed il vescovo, in queste lettere alle sollecitazioni di Eduardo seguono risposte sempre più dure e perentorie… Insomma il dialogo con il laico Eduardo era impossibile, così come era stato impossibile il dialogo con il sacerdote don Juan Capò.
Ma, ancora una volta, monsignor Hervàs si dimostro l’angelo dei Cursillos: il 3 settembre dell’anno 1957 pubblicò una Lettera pastorale I Cursillos di cristianità, strumento di rinnovamento cristiano. Il documento apparve subito autorevole ed opportuno, esso illuminò le menti e i cuori di tanti fedeli e mise a disposizione del gruppo dirigente strumenti idonei a difendere il Movimento.
Alcuni anni dopo, nel 1964, Eduardo scrisse a monignor Hervàs: “Ho sempre ritenuto la Lettera pastorale di monsignor Enciso un segno della Provvidenza, e non ho alcun dubbio nell’affermare che senza di essa la storia del Movimento sarebbe stata molto diversa… Benedico mille volte quella Lettera perché sono convinto che se non fosse stata pubblicata Lei non avrebbe scritto la sua Lettera che sarà sempre la Magna Carta dei Cursillos di Cristianità”.
In quel periodo di crisi il gruppo di amici che attorniava Eduardo evidenziò il valore terapeutico della vera amicizia; senza l’amicizia la vita del gruppo sarebbe stata come un arido deserto, senza fiori e senza frutti.
La “notte oscura”, attraversata dai Cursillos, si rivelò provvidenziale perché determinò lo spostamento del loro centro di gravità da Mallorca a Ciudad Real e da lì a gran parte del mondo cattolico.

CAPITOLO 9

L’Ultreya nelle catacombe
La lettera pastorale sui Cursillos di Cristianità del vescovo di Mallorca, monsignor Jesus Enciso Viana, del 1956 con la quale ordinava la sospensione delle attività dei Cursillos nella sua diocesi, ad appena un anno dal suo insediamento, ebbe come immediate conseguenze, da un lato, la diaspora clericale e dall’altro una profonda maturazione e approfondimento metodologico da parte del laicato cursillista.

Di fatto i sacerdoti più impegnati nel Movimento arrivarono alla conclusione che stante il blocco dei Cursillos a Mallorca sarebbe stato opportuno proseguire la loro attività apostolica in altre diocesi dove erano particolarmente richiesti, proprio per la esperienza maturata nell’isola.
Inoltre vi furono dei provvedimenti disciplinari che confermarono la volontà di monsignor Enciso di opporsi a qualsiasi tentativo di dialogo con i responsabili dei Cursillos di Cristianità, in particolare contro fra Miguel Royuela, don Francisco Suarez , don Sebastian Gayá e don Juan Capó.
Fra Miguel, un brillante docente di filosofia, ritenne, in piena coscienza, di inviare al vescovo una lunga lettera illustrando la sua esperienza nei nuovi corsi, ed evidenziando i buoni frutti che la stessa aveva generato sia nei sacerdoti che nei laici partecipanti; la sua era una lettera rispettosa, ma di fatto contrastava nettamente con la lettera pastorale pubblicata dal prelato.
La risposta fu indiretta, ma fulminante… Fece sapere ai superiori di fra Miguel che lo stesso era persona non grata nella diocesi di Mallorca, chiedendone il trasferimento. Così il nostro amico fu costretto a trasferirsi nella diocesi di Valencia dove per molti anni continuò la sua attività nei Cursillos.
Uomo profondamente legato ai simboli, nel ricordo dell’episodio evangelico in cui Cristo invita i discepoli a scuotere la polvere dei loro sandali nell’allontanarsi dalle città da cui fossero stati scacciati, fra Miguel, prima di imbarcarsi, si avvicinò alla sede vescovile e, commosso, si tolse le scarpe scuotendole contro le mura di granito. La nave partì nel buio accompagnata da un sommesso e quasi sussurrato “De colores”.

Don Francisco Suarez proveniva dalla diocesi di Ciudad Real, dove i corsi si stavano diffondendo in modo entusiasmante. Trascorrendo le proprie vacanze a Mallorca celebrava l’Eucaristia alla quale partecipavano numerosi cursillisti, ansiosi di conoscere notizie sulla diffusione del Movimento nel continente.
Nelle sue omelie non mancarono parole di incoraggiamento a tutti i responsabili che vivevano con profondo dolore la crisi del Cursillo di Mallorca.
Monsignor Enciso reagì con inaudita violenza sospendendo a divinis don Francisco nell’ambito della diocesi di Mallorca. Il sacerdote, profondo conoscitore del diritto ecclesiastico, rispose con una decisione ineccepibile sul piano giuridico, passando sotto la giurisdizione militare e continuando a dir Messa nelle caserme isolane.

Don Sebastian Gayá invece accolse l’invito del cardinale di Tarragona e si trasferì a Madrid.
Anche don Juan Capó si trasferì a Cordoba per insegnare teologia nel seminario locale dopo aver tentato per oltre un anno un dialogo, che si rivelò impossibile, con il suo vescovo.
Questa diaspora dei sacerdoti legati al Cursillo ebbe come naturale conseguenza un’ulteriore espansione del Movimento, ma inevitabilmente laddove veniva da essi impiantato il protagonismo interno dei laici risultava fortemente limitato; questo aspetto ha condizionato contenuti e forma nell’azione del Movimento in molti paesi privandolo del confronto creativo tra laici e sacerdoti che fu uno degli aspetti più caratteristici della fase fondazionale.

In quegli anni molti cursillisti, inoltre, si allontanarono dal Movimento sia per il disagio creato dalla lettera pastorale del Vescovo Enciso che per la oggettiva difficoltà a continuare un proprio cammino senza i sacerdoti che fin dal primo momento li avevano accompagnati e guidati.
Eduardo Bonnin e i suoi amici fecero, come si suol dire, di necessità virtù… La soppressione dei corsi, delle Ultreyas e della Scuola dirigenti lasciava ai responsabili tempo in abbondanza per approfondire gli aspetti metodologici e rappresentava una sfida alla loro creatività.
Non si deve dimenticare che a quei tempi, nella Spagna franchista, non erano consentite assemblee, neanche private, con più di sei partecipanti senza una specifica autorizzazione, per cui la riunione di gruppo, così come era stata immaginata fin dal primo momento, rappresentava l’unica mezzo per mantenere in piedi lo spirito dei Cursillos.

Tante volte si era detto (e noi oggi dovremmo tenerlo sempre presente) che nell’Ultreya la cosa importante non erano i rollos, ma bensì la condivisione vivenziale tra le varie riunioni di gruppo; l’Ultreya vista cioè come la “riunione delle riunioni di gruppo”.
La Plaza Mayor di Palma de Mallorca ospita nei suoi porticati diversi bar con tavoli all’aperto dove, un certo giorno della settimana, ogni gruppo si riuniva intorno ad un tavolo; poi incominciavano strani spostamenti di persone da un tavolo all’altro… di bar in bar… erano le Ultreyas nelle catacombe!
Attorno ad ogni tavolo si condividevano, tra i componenti del gruppo, i momenti vicini a Cristo, le ansie, le inquietudini vissute nella settimana…
La testimonianza dei cursillisti nei vari ambienti restava sempre fruttuosa e non mancavano certo le richieste di partecipazione ai futuri corsi che, a quell’epoca, non si sapeva quando o come si sarebbero tenuti.

Il Cursillo “de uno a uno”

Eduardo ed i suoi amici, con la fantasia creativa che li ha sempre contraddistinti, inventarono una forma di Cursillo individuale. Ognuno dei tre giorni iniziava con la S. Messa celebrata dai padri cappuccini, cui partecipava il corsista e l’équipe al completo. Dopo la prima colazione, in un vicino caffè, il primo responsabile si intratteneva con il candidato esponendo in modo interlocutorio il primo rollo; passeggiando raggiungevano l’abitazione o il luogo di lavoro del secondo responsabile che ripeteva la procedura. Non è facile immaginare l’atmosfera irreale e irripetibile in cui si svolgeva la chiusura di questi particolari corsi, nella solita Plaza Mayor.
In quel periodo incominciò anche a formarsi un gruppo di nuovi responsabili di buona levatura, ma che erano stati privati dalle circostanze di poter vivere in pieno la dinamica reale del Movimento nelle Ultreyas e Scuole Responsabili; inoltre non avevano potuto vivere e godere dei benefici dell’incontro con quei sacerdoti, come don Capò e don Gayà che fino ad allora erano stati i pilastri portanti dell’esperienza e della diffusione dei Cursillos.
Intanto, mentre a Mallorca i Cursillos vivevano la loro notte oscura, nel resto della Spagna e nel mondo si espandevano….